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Intervista a Musica Orizzontale

Intervista a Musica Orizzontale

Musica Orizzontale è una giovane esperienza collettiva che germina nel territorio ligure masticando culture cibernetiche nella forma di musica elettronica pienamente al passo con quanto avviene oltre mare ed attraverso una modalità operativa poliedrica.

LD: Quando è nato il progetto di Musica Orizzontale?

MO: Musica Orizzontale nasce ufficialmente ad inizio 2020, ma i semi furono già piantati in precedenza da sporadiche collaborazioni da parte degli artisti del collettivo e un 4-way split in cassetta pubblicato sul bandcamp di M0 nel 2018.

LD: Che cosa vi ha portato all’idea di metterla in piedi ?

MO: Probabilmente la volontà di creare una situazione in grado di incentivare, interconnettere e diffondere la frammentata produzione di musica “alternativa” nel West Liguria.

LD: Avete avuto un modello, un’ispirazione che vi ha portato all’idea di produrre dei dischi ?

MO: Con alcuni dei nostri progetti abbiamo sempre pubblicato dischi autoprodotti, quindi questa è solo la naturale evoluzione di quel percorso. Di certo MO ha molti modelli di riferimento nei modi e in alcune idee: per citarne un paio direi la danese Posh Isolation e la SVBKVLT di Shangai, entrambi collettivi e labels partiti dal basso e focalizzati sul suono peculiare di alcune regioni del mondo, nonché sulle collaborazioni tra artisti.

LD: A vostro vedere, c’e’ un’unicità, una peculiarità in quello che fate ?

MO: Si, certamente. Non tanto forse in MO in sé, quanto negli artisti che escono sotto l’etichetta, tutti dotati di una forte personalità sonora e di uno spiccato senso per fare le cose in maniera poco convenzionale. Suona un po’ forzato mettersi a descrivere nei particolari che cosa secondo noi stessi abbiamo di unico, quindi rimando ad un ascolto sul nostro bandcamp.

LD: Come vedete il futuro prossimo ? …I termini indipendenza, diy (ad esempio), hanno ancora un valore o è il tempo di aggiornarli ed a quali, secondo voi ?

MO: Il futuro della musica in generale è probabilmente grigio. Comunque non nero.
Il termine DIY ha sempre senso e anzi in uno scenario mondiale come quello attuale l’autoproduzione e l’associazione in collettivi umani è forse l’unica risposta possibile.
Certamente deve essere aggiornato per non dimenticarci che siamo nel 2020: per dirne una, non ci reputiamo meno DIY per avere alcuni dischi su stores come Spotify in quanto li abbiamo caricati noi con le nostre mani e senza accordi con grossi distributori. Le nostre cassette sono masterizzate da noi stessi e persino i brani sono registrati in casa o in studi di amici. Ogni post o ads per promuovere è stato fatto a mano dal nostro team sfruttando le piattaforme e tentando il più possibile di non farsi sfruttare. Per noi tutto questo è DIY e sinonimo di essere indipendenti.



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