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Delete Recordings

Delete Recordings

Delete Recordings nasce nel 2017, con profonde radici nelle pratiche della cura musicale, a partire dalla produzione in studio sino agli aspetti estetici. In regia, ci sono 2 musicisti in prima battuta e soprattutto un fonico e produttore importante come Marco Milanesio ed un grafico dal tratto personale come Luigi Pugliano.

LD: Quando è nato il progetto di Delete Recordings ?

DR: Delete Recordings nasce a Torino nel 2017 da un sodalizio che ha unito me e Marco Milanesio (DsorDne, storico fonico di Torino e produttore e socio dell’O.F.F. Studio)

LD: Che cosa vi ha portato all’idea di metterla in piedi ?

Entrambi abbiamo pensato che mancasse a Torino uno spazio o un “cappello” per tutta una serie di produzioni che per gusto, stile e anche per frequentazioni univano musicisti e dischi da un unico filo conduttore. Uno stile e un gusto simili. Abbiamo pensato ci volesse una label che potesse fotografare questo tempo e questa “scena”.

LD: Qual è stato il modello (se ce n’è uno), l’ispirazione che vi ha portato all’idea di produrre dei dischi ?

DR: Marco aveva già avuto un’etichetta in passato, la HAX. Per me la prima esperienza. Poi, a facilitare la scelta di creare una piccola label, è stato anche il fatto che entrambi avevamo una nostra produzione pronta per uscire. La scelta delle cassette era la strada ideale per la nostra idea di piccole produzioni, ben curate in tutti gli aspetti.
Personalmente negli anni sono state molte le labels che ho seguito e ammirato che mi hanno trasmesso o insegnato qualcosa. In Italia non posso non citare Boring Machine, Bar la Muerte, Canti Magnetici, Hundebiss, Soave, Holidays Records e Maple Death. Fuori dall’Italia Umor Rex, Root Straata, Room40 e Software Rec.

LD: Dal vostro punto di vista, quale è la peculiarità, l’unicità di Delete ?

DR: Per via dei nostri rispettivi lavori – io un designer multidisciplinare e Marco un fonico e produttore – abbiamo potuto riversare grande attenzione sia dal lato del design (cover dei dischi e comunicazione) che dal lato del sound (Marco si occupa del mastering e dell’ editing) in tutte le produzioni Delete. Poter godere di questi chiamiamoli “extra” è una peculiarità più unica che rara nel mondo delle piccole etichette.

LD: Come vedete il futuro prossimo ? …I termini, indipendenza, diy (ad esempio), hanno ancora un valore o è il tempo di aggiornarli ed a quali, secondo voi ?

DR: E’ molto difficile rispondere e credo che si parla di “Indie” e “Diy” sia cambiato il modo di intenderli per come sono stati vissuti in passato. Prima si contrapponevano ad una vera e propria industria e a quelle logiche. Voleva dire si può fare diversamente, forse meglio e sicuramente con maggior etica. Ora penso sia cambiato il modo in cui si fruisce ma anche il modo in cui si realizza la musica. Ma sopratutto non c’è più un’industria. Nel passato ha rappresentato un elemento culturale potentissimo, di incontro e condivisione, di crescita e cambiamento. Mi chiedo spesso se lo sia ancora, e mi pare che il bacino di usufruitori e appassionati si sia ridotto a numeri risibili. Questo complica tantissimo le cose sopratutto per le realtà più piccole. La storia ci racconta che siamo cresciuti in un epoche nelle quali la musica e i generi erano vettori di mode e rituali specifici. Qualcuno ha detto che la Musica – in termini di valore culturale – sia morta e morta giovane 1960-2000. Bisogna aggiornare quei valori di indipendenza con i quali siamo cresciuti, cercando quanto più sia possibile, di fare circuito, di condividere idee, esperienze e competenze. Fare resistenza. La tecnologia e il web offrono grandi strumenti ma anche spaventosa dispersione. La condivisione potrebbe essere una strada per ricreare quell’underground che, a mio avviso, è quasi totalmente sparito e ridotto a piccole isole distanti.